Lunedì 17 agosto, lo Yacht Club Santo Stefano ha organizzato il secondo appuntamento dedicato alla storia e all’evoluzione dell’America’s Cup. La serata è stata aperta dal saluto del Commodoro e Direttore Sportivo del Club Marco Poma e condotta da Giovanni Bruno e Max Procopio.
175 anni di storia, 37 edizioni disputate e una capacità unica di cambiare, anticipando spesso l’evoluzione dello sport, della tecnologia e della comunicazione. L’America’s Cup è stata al centro dell’incontro ospitato lo scorso 17 agosto dallo Yacht Club Santo Stefano, secondo appuntamento dedicato al trofeo sportivo internazionale più antico del mondo e al percorso che porterà alla prossima edizione di Napoli 2027.
Dopo il saluto di apertura di Marco Poma Commodoro e Direttore Sportivo dello Yacht Club Santo Stefano, il racconto è stato affidato a Giovanni Bruno, giornalista di Sky Sport che da anni coordina e partecipa alle trasmissioni dedicate all’America’s Cup – di cui Sky sarà ‘rights holder’ per la terza edizione consecutiva – e a Max Procopio, che la Coppa l’ha vissuta direttamente: prima come velista, nel 1992 a bordo de Il Moro di Venezia, e successivamente come responsabile della comunicazione per l’Italia di Alinghi.
Un racconto a quattro mani che ha attraversato epoche profondamente differenti della Coppa, mettendo a confronto barche, regole, tecnologie e protagonisti e mostrando come, dietro la continuità di una sfida nata nel 1851, l’America’s Cup abbia saputo reinventarsi continuamente.
Dai grandi monoscafi alle imbarcazioni volanti di oggi, dall’intuito e dall’esperienza degli equipaggi alla crescente centralità di dati, simulazioni e ricerca tecnologica: l’incontro ha ripercorso le trasformazioni che hanno progressivamente cambiato il modo di progettare le barche, regatare e raccontare la competizione. Tra i principali temi affrontati, quello del cambiamento epocale nel modello di governance dell’America’s Cup. Per gran parte dei suoi 175 anni di storia la competizione è stata infatti ‘Defender-led’: il vincitore della Coppa assumeva un ruolo determinante nell’organizzazione dell’edizione successiva, definendo insieme al Challenger of Record le regole, le date e la località della sfida.
Dal dicembre 2025 questo modello è cambiato radicalmente con la nascita dell’America’s Cup Partnership, una struttura permanente di gestione e coordinamento della competizione alla quale partecipano i team iscritti. La nuova governance prevede un Consiglio di Amministrazione, la nomina di un Presidente e di un Amministratore Delegato, pari diritto di voto per tutti i team iscritti e un modello di condivisione degli utili. A questo si aggiunge un’altra novità sostanziale: l’America’s Cup si svolgerà con cadenza biennale, introducendo una programmazione regolare dell’evento rispetto agli intervalli variabili che ne hanno caratterizzato la storia.
Un nuovo assetto che punta quindi a dare maggiore continuità e stabilità sportiva, organizzativa e commerciale all’America’s Cup, spostando il baricentro della sua gestione dal Defender a una governance condivisa tra i partecipanti e segnando una delle discontinuità più profonde nella storia della competizione.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al rapporto tra l’America’s Cup e l’Italia. Un legame che ha avuto una delle sue tappe fondamentali nel 1983 con Azzurra, prima sfida italiana alla Coppa, capace di portare l’America’s Cup all’attenzione del grande pubblico italiano. Un percorso proseguito nel 1992 con Il Moro di Venezia, vincitore della Louis Vuitton Cup e primo challenger italiano a conquistare il diritto di disputare il match per l’America’s Cup, e, a partire dal 2000, con Luna Rossa, protagonista di numerose campagne e di alcune delle pagine più importanti della storia italiana nella competizione.
Un lungo cammino che conduce oggi a Napoli 2027, quando, per la prima volta, l’America’s Cup sarà disputata nelle acque italiane.
Lo sguardo si è quindi spostato proprio su Napoli 2027, con la proiezione di un video emozionale realizzato da Giovanni Bruno: un viaggio per immagini verso una Coppa destinata ad aprire un nuovo capitolo nel rapporto tra l’Italia e il più antico trofeo dello sport internazionale.
A chiudere la serata è stato il cortometraggio dedicato ad Azzurra 83, nel quale, attraverso le testimonianze dei suoi protagonisti, rivivono il clima e il significato della prima sfida italiana all’America’s Cup: un’impresa che segnò un passaggio fondamentale nella storia della vela italiana. Una conclusione che ha idealmente unito passato e futuro: dalla prima avventura italiana del 1983 alla Coppa che, nel 2027, arriverà a Napoli. In mezzo, oltre quarant’anni di sfide italiane e 175 anni di una competizione che continua a evolvere senza perdere la sua identità.




